Conversano, mercoledì 15 luglio. Il quarto mandato del sindaco Giuseppe Lovascio prende ufficialmente il via con il primo Consiglio comunale della nuova consiliatura. Una seduta che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rappresentare soprattutto il momento dell'insediamento istituzionale e della ripartenza amministrativa, ma che già dalle prime battute ha restituito un quadro politico più articolato, con tensioni e interrogativi destinati probabilmente ad accompagnare il percorso dei prossimi cinque anni. Prima di entrare nel merito delle dinamiche politiche che hanno caratterizzato la seduta, merita attenzione un'immagine che ha fatto da cornice a questo primo appuntamento istituzionale. Nonostante il caldo torrido che ha accompagnato la mattinata, la sala consiliare "Matteo Fantasia" si è presentata gremita di cittadini. Una presenza ampia e significativa che testimonia come l'interesse verso la vita amministrativa della città sia ancora forte e come i cittadini continuino a voler seguire da vicino le scelte che riguardano il futuro della comunità.

Un segnale che molti si augurano possa rappresentare il presagio di una consiliatura diversa anche sotto il profilo della partecipazione. Il Consiglio comunale deve infatti tornare a essere il luogo principale del confronto democratico, della discussione pubblica e del rapporto diretto tra eletti e cittadini. Negli ultimi anni il ricorso ai collegamenti da remoto, nato durante la fase emergenziale per garantire la continuità dei lavori consiliari, è diventato progressivamente una modalità utilizzata anche oltre le situazioni di reale necessità. Sedute seguite attraverso collegamenti dalle abitazioni private, dalle automobili o da altri luoghi hanno alimentato un dibattito sull'opportunità politica e istituzionale di una pratica che, pur prevista dalle norme, rischia di indebolire il valore della presenza fisica nell'aula consiliare.

La partecipazione registrata nella seduta di insediamento rappresenta invece un messaggio chiaro: i cittadini hanno ancora voglia di vivere direttamente i momenti più importanti della vita pubblica cittadina. Un segnale che sarebbe auspicabile venisse raccolto anche dagli stessi consiglieri, restituendo centralità alla sede naturale del confronto istituzionale. Dopo il giuramento del sindaco Giuseppe Lovascio e la consegna ai consiglieri comunali di una copia della Costituzione italiana, accompagnata dall'invito a svolgere il proprio ruolo con senso di responsabilità e nell'interesse della città, l'attenzione dell'aula si è concentrata sull'elezione del Presidente del Consiglio comunale.Un passaggio istituzionale che assume un significato particolare perché la figura del Presidente del Consiglio è chiamata a garantire il corretto funzionamento dell'assemblea e il rispetto delle diverse componenti politiche presenti in aula.

Ed è proprio su questo punto che si è aperto il primo confronto politico della legislatura.

A prendere la parola prima della votazione è stato il consigliere di opposizione Vincenzo Miccolis, che ha posto una questione di metodo e di principio istituzionale. Secondo Miccolis, la Presidenza del Consiglio non può essere trattata come un normale incarico amministrativo, perché il suo compito è quello di rappresentare e garantire tutti i consiglieri, maggioranza e opposizione. Per questo ha chiesto un confronto preventivo sulle candidature e sui criteri da adottare, sostenendo che una figura di tale rilevanza avrebbe meritato un percorso di maggiore condivisione. Nel suo intervento ha richiamato anche il risultato elettorale, sottolineando come la maggioranza rappresenti una parte della città e non l'intero elettorato, elemento che, a suo giudizio, avrebbe dovuto favorire una maggiore apertura verso le minoranze. Miccolis ha inoltre ricordato alcune esperienze istituzionali nelle quali incarichi di garanzia sono stati affidati alle opposizioni, proponendo una riflessione più ampia che potesse coinvolgere anche la vicepresidenza del Consiglio e le presidenze delle commissioni consiliari.

Una posizione che rivendica per le minoranze non soltanto un ruolo numerico, ma anche una funzione politica e istituzionale nel percorso amministrativo. La risposta della maggioranza è arrivata attraverso il consigliere Lorenzo Abruzzi, che ha respinto la richiesta di un accordo preventivo, richiamando quanto avvenuto nella precedente consiliatura. Abruzzi ha ricordato che nel 2018 l'allora maggioranza, nella quale era presente anche Miccolis, non aveva coinvolto le opposizioni nella scelta della Presidenza del Consiglio e delle commissioni consiliari. Da qui la considerazione che l'attuale maggioranza non stia facendo altro che applicare lo stesso metodo utilizzato in passato. La posizione è stata quindi chiara: la coalizione che ha vinto le elezioni rivendica il diritto di scegliere autonomamente i propri rappresentanti istituzionali, senza ritenere necessario un percorso condiviso con le minoranze.

La votazione ha portato all'elezione di Roberto Berardi alla Presidenza del Consiglio comunale, arrivata alla terza votazione con la maggioranza relativa. Un passaggio che sembrava destinato a chiudere il primo capitolo istituzionale della nuova amministrazione, ma che è stato accompagnato dall'astensione del consigliere Vito Cerri, trasformando un momento formale in un fatto politico. Cerri ha spiegato la propria scelta parlando di una mancanza di confronto e di una delusione rispetto al percorso interno alla coalizione, lasciando emergere il disagio per una presidenza che, secondo quanto dichiarato, riteneva potesse essere riconosciuta al gruppo dei Popolari. A rispondere è stato il sindaco Giuseppe Lovascio, che ha ricordato di aver proposto a Cerri un incarico assessorile e sostenendo che la decisione di non ricoprire un ruolo amministrativo sia stata una scelta personale dello stesso consigliere. Un confronto che ha evidenziato come le prime difficoltà della nuova amministrazione non arrivino esclusivamente dall'opposizione, ma possano riguardare anche gli equilibri interni alla stessa maggioranza.

Il primo Consiglio comunale consegna quindi una fotografia politica già abbastanza definita: una maggioranza intenzionata a governare facendo leva sulla propria compattezza e sul mandato ricevuto dagli elettori, ma anche una minoranza chiamata a svolgere un ruolo di controllo particolarmente attento. In questo quadro ha colpito la determinazione con cui Vincenzo Miccolis ha iniziato questa nuova consiliatura. Un intervento articolato, preparato e politicamente significativo, che lascia intravedere la volontà di interpretare il ruolo di opposizione con maggiore incisività. Proprio per questo, probabilmente, sarà necessario trasformare questa determinazione in un metodo quotidiano di lavoro. Quel garbo istituzionale e quella correttezza che hanno contraddistinto Miccolis durante la campagna elettorale rappresentano un valore, ma una legislatura che si annuncia complessa richiederà anche fermezza e capacità di controllo. L'opposizione dovrà ora misurarsi sugli atti concreti: analizzare ogni provvedimento, seguire l'attività di ogni assessorato, verificare le scelte amministrative e portare all'attenzione dei cittadini ogni elemento che meriti approfondimento. Sarà il tempo, attraverso gli atti e le decisioni della nuova amministrazione, a definire il vero profilo della legislatura. Ma una cosa appare già evidente: il confronto politico è iniziato e il Consiglio comunale sarà il luogo nel quale si misureranno non solo i rapporti di forza, ma soprattutto la capacità di ciascun rappresentante di svolgere fino in fondo il proprio ruolo istituzionale.

Piero Buonsante

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